Un Sabato Mattina all’IKEA

Andare all’Ikea e a Decathlon il sabato mattina con un bambino di 3 anni (a cui é nata da tre settimane la sorellina…con tutte le immaginabili e note conseguenze sulla psiche del bambino stesso: gelosia, bisogno di attenzioni, isterismo, ecc) puó sembrare insano ma l’ho fatto due giorni fa. Sono sempre stato un risk-taker e questa volta ho voluto rischiare ancora. Invece di portare Sam al parco, come al solito il sabato mattina, a correre col suo monopattino, ad arrampicarsi su qualche castello di legno o a venir giú da uno scivolo, ho deciso di portarlo da Ikea (e poi da Decathlon). Sam é un bravo bambino ma il rischio che si annoiasse e che facesse il monello era alto.

Ricordo che quando vivevo a Roma andavo da Ikea nei giorni e negli orari che ritenevo essere quelli meno popolari tra le persone generiche medie. E ci andavo da solo, senza prole al seguito (possibilmente anche senza moglie). Andavo magari il lunedí mattina alle 10 o il martedi o al massimo il mercoledí. O magari andavo la sera tardi. Evitavo i weekend, assolutamente. Lo so che é da sfigato andare all’Ikea la mattina alle 10 (e magari fare colazione li) oppure la sera alle 21 (e magari cenare li). É da sfigato, sí, ma lo facevo per evitare la massa, la gente. Detto fra noi, mi sentivo anche piú furbo degli altri.

Tra le altre cose, lo facevo principalmente per evitare quelle persone che ti camminano davanti lentamente, schierati su un fronte su base familiare di tre o anche quattro persone, che si voltano a destra e a sinistra in continuazione, osservando ogni singolo pezzo in mostra e frenando all’improvviso ogni due metri. E che non ti lasciano passare. Ma il mio dramma romano, in realtá, era che negli Ikea di Roma c’era  sempre gente: sempre al di sopra della mia soglia di tolleranza. Persino il lunedí mattina. E non ho mai capito quale fosse il motivo. Comunque, per forza di cose, prima o poi tutti andiamo a Ikea una prima volta. E seppur odiando quella fatidica “prima volta”, prima o poi all’Ikea ci torniamo almeno una seconda volta nella vita.

Poi ci sono quelli che vanno all’Ikea a scopo ricreativo, a passeggiare come se l’Ikea fosse un bel centro storico nel periodo natalizio o un lungomare in una piacevole serata d’estate. Beh, a quelle persone non voglio neanche pensare. Io all’Ikea ci vado solo se devo proprio andarci.

Da quando vivo a Lussemburgo vado all’Ikea locale che in realtá é in Belgio. Belgio ma comunque a 20 km da Lussemburgo cittá. L’Ikea di Arlon é l’unico Ikea che io conosco dove non c’é un parcheggio sotterraneo ed é paradossale perché, a parte lo scorso sabato, ogni qualvolta ci sono stato ho sempre trovato mal tempo: tempeste, acquazzoni e diluvi vari. Sembrerá un’esagerazione ma non é cosí. Ad Arlon, al confine tra Belgio e Lussemburgo, piove quasi tutti i giorni. Tuttavia, a prescindere dal parcheggio, all’Ikea di Arlon non ho mai trovato cosí tanta gente come negli Ikea dove sono stato in Italia. Devo anche dire che la gente da queste parti é piú discreta e silenziosa (a volte anche troppo) che in Italia quindi la capatina all’Ikea é meno stressante.

Tornando a Sam, il suo tempo fisiologico di tolleranza ha retto bene, sono riuscito a comprare tutto quello che avevo in lista e ad arrivare alla fatidica pietra miliare del gelato di Ikea, senza grosse difficoltá. Giusto un paio di tentennamenti ma niente di grave: Sam ha retto bene e senza nessun ausilio tecnologico (assolutamente non smartphone, no tablet…niente di niente).

Lo sconforto é subentrato in Sam quando gli ho detto che dopo l’Ikea saremmo andati da Decathlon, proprio li di fronte. Beh, li é scoppiata la tragedia. Non che io morissi dalla voglia di andare da Decathlon…ma dovevamo andare assolutamente onde evitare di dover tornare tra i ridenti campi di Arlon un’altra volta la settimana prossima. La scenata tragi-comica di Sam é iniziata nel parcheggio di Ikea. Li ho ceduto e l’ho convinto a entrare in macchina concedendogli di vedere un cartone animato sul mio iPhone. Si é seduto nel suo seggiolino, l’ho sistemato e siamo partiti. Il problema era che Decathlon é letteralmente a 2 minuti di auto da Ikea. La difficoltá stavo ora nel tirare Sam fuori dalla macchina e portarlo dentro Decathlon.

Dopo svariati tentativi, tentennamenti e negoziazioni varie, ho ceduto di nuovo. Mi sono venduto ovvero ho “comprato” Sam (dipende dai punti di vista), promettendo di comprargli una nuova palla qualora fosse entrato nel negozio e avesse fatto il bravo per tutto il tempo che eravamo dentro. Stretta di mano, patti chiari e amicizia lunga. Le promesse si mantengono difatti: Sam é stato bravo, si é comportato bene e si é portato a casa il suo primo pallone da (mini) basket. Che sudata peró!

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