Porgere l’altra guancia. No grazie.

 

Trovo che insegnare a un figlio a come rispettare gli altri, a come usare la propria forza, a come pesare le sue parole, a come gestire il suo comportamento, a come porsi nei confronti della violenza, a come difendersi se attaccato e a come astenersi dall’offendere gli altri, siano tra gli aspetti piú complicati, complessi e controversi dell’educazione di un figlio da parte di un padre.

Riconosco l’importanza di avere contribuito, con mia moglie, nel nostro piccolo a mettere al mondo due creature. Sento il peso e la responsabilitá di dover far si che queste due creature diventino delle persone per bene, dei buoni abitanti di questo mondo. Secondo solo alla salute e prima ancora del successo professionale, auguro ai miei figli di diventare delle persone corrette, che apprezzino e vengano apprezzate dagli altri.

Un concetto che ho spiegato a Sam e che ha giá ben capito é il seguente: “if you are nice to people, people are nice to you but if you are not nice to people, people are not nice to you“. Un paio di giorni fa, mentre io e Sam eravamo in strada, un autobus si é fermato a due passi da noi, si sono aperte le porte, sono scesi dei passeggeri e poi ne sono saliti altri. Mentre l’autista era in attesa che tutti prendessero posto, Sam lo ha salutato con la sua manina paffutella. L’autista ha risposto al saluto con un gran sorriso e suonando il clacson dell’autobus. Sam si é voltato verso di me e, sorridendo timidamente ma con lo sguardo orgoglioso, mi ha detto: “vedi papá, if I’m nice to people, people are nice to me”. L’ho abbracciato e preso in braccio. Bravo Sam. Putroppo peró questo concetto non é sempre vero.

Capita spesso nella vita, e capiterá anche ai miei piccoli, di comportarsi bene con qualcuno ma di non ricevere in cambio lo stesso trattamento. Non é sempre vero che “if we are nice to people, people are nice to us“.  Peró per ora é importante farglielo credere, secondo me. Io stesso glielo spiegheró piú in lá sempre che non sará la vita, prima ancora di me, a farglielo capire.

Sam é un bambino grande, forte e anche energico nel modo di giocare. Al tempo stesso é un bambino molto sensibile ed empatico, ossia comprende molto bene le emozioni, i pensieri e gli stati d’animo degli altri. Quindi, in poche parole, ci resta male quando sente delle emozioni negative in qualcuno che ha di fronte…che siano emozioni e stati d’animo negativi in generale (un bambino che piange per esempio) o in particolare contro di lui (qualcuno che lo offende o vuole fargli del male).

Lo scorso weekend io e Sam eravamo a un evento per famiglie. C’erano giostrine, spettacoli musicali, aree creative e tanto altro. C’erano tante persone e soprattutto tanti bambini. Centinaia. Un bell’evento, ben organizzato. Noi eravamo con degli amici e Sam si divertiva tantissimo con le sue due amichette. Avevo notato giá da un pó un bambino che stava infastidendo Sam. Lo spingeva, gli urlava qualcosa, faceva il brutto viso. Avevo anche notato che il papá del bambino era li vicino, osservava e non diceva nulla al proprio figlio. Sam lo ignorava e continuava a correre, saltare e ridere con le sue due amichette. Anche io, fingevo di ignorare il tutto, ma osservavo. Osservavo Sam, il piccolo molestatore e il babbo minchia.

A un certo punto, passato un pó di tempo, mentre io ero in fila per prendere da mangiare da un food track, ho notato che lo stesso bambino, dopo una breve tregua, era tornato all’attacco e aveva iniziato a infastidire non solo Sam ma anche le altre due bambine che giocavano con Sam. Le spingeva, urlava…semplicemente si intrometteva. Forse voleva giocare con loro, ma non sembrava fosse davvero quello il suo intento. Il papá del francesino (perché il bambino molestatore e il babbo minchia erano francesi) era nelle vicinanze, osservava e basta. Sinceramente mi stavo infastidendo, anche perché il bambino stava provando anche a spingere Sam giú da un piccolo palco, alto una trentina di centimetri.

Comunque quando ormai ero li li per prendere i nostri hamburger, ho visto Sam fermarsi di fronte al bambino molestatore, farsi serio in viso, all’ improvviso dargli una spinta e poi colpirlo con un “pugno”un paio di volte al petto e alla spalla. A quel punto il bambino é andato via (e non é piú tornato). Io ho chiamato Sam e gli ho chiesto “perché hai litigato con quel bambino? Perché lo hai colpito?” e lui mi ha risposto “perché mi ha chimato petit, piccolo…”. Io non ho ribattuto. Certamente non gli ho detto bravo ma tantomeno ho voluto rimproverarlo. In fondo Sam ha fatto quello che avrei fatto anch’io. Si é difeso. Si, capisco…é vero che anche un genitore sbaglia e che non é giusto insegnare qualcosa di sbagliato. In questo caso sono tuttavia convinto che rispondere alle provocazioni continue durate quasi un’ora in quel modo, sia stata la cosa giusta.

Mi hanno insegnato a rispettare gli altri e a trattare le persone con gentilezza, peró se qualcuno mi manca di rispetto, arrivando a mettere persino a rischio la mia incolumitá, perdonatemi ma devo reagire. Ho sempre trovato ridicolo il principio del porgere l’altra guancia. Tollerare attegiamenti sbagliati, maleducati e/o violenti che siano, significa accettare un attegiamento sbagliato. E accettando qualcosa di sbagliato si rinforza in chi sta sbagliando che il male che sta facendo é accettabile e legittimo. In inglese la chiamano golden rule, che si puó riassumere cosí: “Do no harm, but take no shit“.

Saró duro e severo con Sam qualora dovesse mancare di rispetto a qualcuno, essere maleducato, arrogante o violento. Sicuramente non lo biasimeró quando si difenderá da chi non si comporta bene con lui.

 

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